Siti web · 8 ottobre 2026

Quanto costa
un sito web?

I prezzi reali in Italia, per fasce: fai da te con Wix, Squarespace o WordPress 150-400 euro l'anno; freelance per un sito vetrina 1.200-3.000 euro; agenzia 3.000-8.000; e-commerce da 3.000 in su. La parte che quasi nessuno dice è che oggi la prima fascia funziona davvero: un sito presentabile te lo fai in un fine settimana. Quello che non ti dà è il motivo per cui qualcuno dovrebbe trovarlo.

I prezzi, per fascia e per cosa ci sta dentro

Da solo, 150-400 euro l'anno. Abbonamento a una piattaforma con dominio incluso, un modello grafico, i testi scritti da te o con l'aiuto di un'intelligenza artificiale. Il risultato, nel 2026, può essere ottimo: veloce, ordinato, leggibile da telefono. Non è più vero che si vede che è fatto in casa.

Freelance, 1.200-3.000 euro per un sito vetrina da cinque a dieci pagine. Ci sta dentro l'impostazione della struttura, i testi scritti per essere trovati, le immagini ottimizzate, i dati strutturati, il tracciamento, e un pannello da cui aggiorni tu. La differenza fra 1.200 e 3.000 la fanno quasi solo due cose: quante pagine e quanto contenuto va prodotto da zero.

Agenzia, 3.000-8.000 euro. Si paga una squadra — grafico, sviluppatore, responsabile del progetto — un lavoro di immagine coordinata e una struttura che regge progetti grossi. Per un'attività locale con cinque pagine è spesso sovradimensionato.

E-commerce, da 3.000 in su, e qui la cifra dipende dal numero di prodotti, dalle varianti, dalle spedizioni, dai pagamenti e dai collegamenti con il gestionale. Un negozio con venti prodotti e uno con duemila non sono lo stesso lavoro.

Quando conviene davvero farselo da soli

Se ti trovi in uno di questi casi, pagare qualcuno è probabilmente uno spreco:

  • Ti serve una presenza, non un canale: un posto dove far vedere chi sei a chi ti ha già trovato per passaparola.
  • Stai validando un'idea e non sai ancora se il servizio si vende. Un sito definitivo prima di sapere cosa vendi è soldi buttati due volte, perché poi va rifatto.
  • Hai tempo e pazienza, e il tuo tempo in quel periodo non ha un uso migliore.
  • Il tuo mercato non si cerca su Google e vive su passaparola o social.

In questi casi, un consiglio pratico più utile di un preventivo: prendi la piattaforma più noiosa e più solida, usa un modello senza modificarlo, scrivi quattro pagine fatte bene invece di dodici fatte a metà, e metti il numero di telefono in alto. Hai già fatto meglio di molti siti pagati.

Il costo che non è nel preventivo

Il fai da te costa 300 euro di abbonamento e venti o quaranta ore tue, la prima volta. Non per la grafica, che è la parte facile: per le decisioni. Cosa mettere in prima pagina, come chiamare i servizi, che differenza c'è fra una pagina e un articolo, dove va il modulo, perché le immagini pesano troppo, cosa chiede la legge sui cookie. Sono scelte che prendi una volta e che decidono se il sito serve a qualcosa.

Poi c'è la parte che si scopre al sesto mese, e che è il vero costo ricorrente: nessuno guarda. Il traffico scende e non te ne accorgi, il modulo smette di mandare le mail e lo scopri da un cliente che ti dice “ti avevo scritto”, il certificato scade, l'abbonamento si rinnova, una pagina esce dall'indice. Un sito non è un oggetto che finisci: è un impianto che va guardato.

È la ragione per cui, per le attività locali, invece di un preventivo una volta sola preferisco un canone annuale che comprende il presidio: non perché costi meno, ma perché il pezzo che manca sempre è quello, e un sito senza nessuno che lo guarda torna invisibile in un anno.

Perché un sito bello non porta clienti

È la cosa più importante di questa pagina, e vale sia che tu paghi sia che no. Oggi fare un sito presentabile è diventato facile; farsi trovare e far scrivere la gente no, e non è diventato più facile per niente. Un sito con quaranta visite al mese non ha un problema di grafica, ha un problema di visibilità, e rifare la grafica non lo risolve. Lo stesso vale al contrario: ho visto siti primi su Google che non ricevono una richiesta perché nessuno aveva messo un modulo dove serviva.

Quindi la domanda giusta non è quanto costa un sito web, è quanto costa avere richieste. Il sito è un pezzo di quella risposta, e nemmeno il più caro: la scheda Google, le recensioni, i contenuti che rispondono alle domande di chi deve scegliere contano spesso di più. Su un'attività locale, in particolare, la scheda Google Business Profile intercetta persone che non arriveranno mai sul sito.

La differenza che giustifica il prezzo

Se decidi di pagare, quello per cui stai pagando non è l'assemblaggio delle pagine. È:

  • Le scelte di struttura. Quali pagine esistono, come si chiamano gli indirizzi, cosa sta sopra la piega. Sono decisioni che dopo si cambiano a caro prezzo.
  • I testi scritti sulle domande vere. Non la presentazione dell'azienda, ma quello che cerca chi deve ancora scegliere. Una pagina che risponde a una domanda precisa che la gente digita porta richieste per anni.
  • La migrazione fatta senza perdere niente. Se il sito attuale ha pagine che si posizionano, quegli indirizzi vanno mantenuti o reindirizzati uno per uno. È la parte dove si fanno i danni peggiori e meno visibili: ho visto rifacimenti bellissimi dimezzare il traffico in due settimane.
  • Il presidio. Qualcuno che guarda i numeri ogni mese e ti dice cosa è cambiato.

Quanto tempo serve, e cosa allunga i tempi

Da quattro a otto settimane per un sito vetrina, di più per un e-commerce. La variabile che allunga tutto non è quasi mai lo sviluppo: sono i contenuti e le fotografie, che devono arrivare da te. I progetti che si bloccano si bloccano sempre lì, e il modo di evitarlo è decidere prima che il sito parta con quattro pagine vere invece che con dodici da riempire.

Come leggere tre preventivi diversi

Se hai in mano cifre lontanissime fra loro, quasi sempre non stanno descrivendo lo stesso lavoro. Le domande che fanno emergere la differenza: il dominio e l'hosting restano intestati a me? Il sito rimane mio se smetto di pagare? I testi li scrivete voi o li devo dare io? Quante revisioni sono comprese? Cosa succede fra sei mesi se qualcosa si rompe, e quanto costa? Un preventivo basso che non risponde a queste domande non è più economico, è incompleto. Ci sono altre domande che conviene fare prima di firmare, e valgono anche per chi ti fa il sito.

Domande frequenti

Quanto costa un sito web nel 2026?

Facendolo da soli con una piattaforma, 150-400 euro l'anno. Con un freelance, 1.200-3.000 euro per un sito vetrina. Con un'agenzia, 3.000-8.000. Un e-commerce parte da 3.000 e dipende dal numero di prodotti e dai collegamenti con il gestionale.

Conviene farsi il sito da soli?

Sì, se ti serve una presenza per chi ti ha già trovato, se stai ancora capendo se il servizio si vende, o se il tuo mercato non si cerca su Google. Gli strumenti di oggi danno un risultato presentabile. Conta che la prima volta ti costerà venti o quaranta ore, e che poi il sito va guardato ogni mese, non solo pubblicato.

Perché due preventivi per lo stesso sito sono così diversi?

Perché quasi sempre non descrivono lo stesso lavoro. Chiedi se i testi li scrive il fornitore o tu, se dominio e hosting restano intestati a te, se il sito resta tuo quando smetti di pagare, quante revisioni sono comprese e cosa costa un intervento dopo la consegna.

Rifare il sito migliora il posizionamento?

Non automaticamente, e un rifacimento fatto male lo peggiora. Se il sito attuale ha pagine che si posizionano, quegli indirizzi vanno mantenuti o reindirizzati uno a uno: è la parte più delicata della migrazione e quella in cui si fanno i danni meno visibili.

Quanto costa mantenere un sito ogni anno?

Dominio e hosting vanno dai 50 ai 300 euro l'anno. A questo si aggiunge la manutenzione, che è la voce che quasi nessuno mette nel conto: aggiornamenti, backup, controllo che il modulo di contatto funzioni e che le pagine siano ancora indicizzate.

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