SEO · 8 ottobre 2026
Scheda Google:
cosa sposta davvero?
Tre cose decidono quasi tutto: la categoria principale, che va scelta esatta e non approssimata; la distanza tra chi cerca e il tuo indirizzo, su cui non puoi intervenire; e le recensioni, per numero, continuità nel tempo e risposte. Tutto il resto — foto, post, descrizione, attributi — aiuta a farsi scegliere una volta che si compare, ma sposta poco la posizione.
La categoria principale è la leva più sottovalutata
È il campo che pesa di più e quello che trovo sbagliato più spesso. Google costruisce la lista dei risultati locali partendo dalla categoria: se la tua è approssimata, non entri nella lista giusta, e nessun altro intervento recupera.
Il caso tipico è lo specialista che si mette “Medico” invece della sua specialità, o il produttore che sceglie “Negozio di mobili” invece di “Falegname” o “Produttore di mobili”. Sono scelte che sembrano innocue e cambiano completamente il bacino in cui compari.
Il modo di verificarlo è semplice: cerca il servizio che vuoi intercettare e guarda le schede che escono sopra di te. Se hanno tutte una categoria principale diversa dalla tua, hai trovato il problema. Le categorie secondarie si possono aggiungere, ma pesano molto meno: quella principale è una sola e va scelta pensando a cosa cerca il cliente, non a come ti definisci tu.
La distanza, e cosa si può fare
La prossimità tra chi cerca e il tuo indirizzo è il secondo fattore, ed è quello su cui hai meno margine. Da quando la ricerca locale usa la posizione reale dell'utente, l'idea di “essere primi a Bologna” ha perso senso: sei primo per chi cerca da una certa zona di Bologna, e non per chi cerca da un'altra.
Questo ha due conseguenze pratiche. La prima è che controllare il proprio posizionamento dal proprio ufficio dà sempre un risultato migliore del vero, perché sei nel punto in cui sei più forte. La seconda è che l'area da cui si viene trovati si allarga quasi solo con l'autorevolezza: più recensioni, più menzioni, più contenuti. Un'attività molto solida compare anche da lontano, una appena nata solo nel suo isolato.
Chi serve più zone può lavorare sul sito con pagine dedicate alle aree in cui opera, ed è la parte che si integra con il lavoro sulle aree servite. Ma la scheda resta ancorata all'indirizzo reale, e inventare sedi inesistenti è il modo più rapido per farsela sospendere.
Le recensioni: non il voto, il ritmo
Qui c'è un equivoco diffuso. Non conta tanto la media — sopra il 4,5 le differenze pesano poco — quanto il numero e soprattutto la continuità.
Venti recensioni arrivate nell'ultimo anno valgono più di ottanta ferme a tre anni fa. Una scheda che riceve due o tre recensioni al mese, tutti i mesi, racconta un'attività viva. Una che ne ha ricevute quaranta in due settimane e poi più niente racconta una campagna, e Google se ne accorge.
Le risposte contano, e non per il motivo che si crede. Rispondere non alza il voto: rende la scheda più ricca di testo pertinente e dimostra presenza. La risposta a una recensione negativa è quella che viene letta di più in assoluto da chi deve scegliere — molto più della recensione stessa — e una risposta pacata che entra nel merito recupera più clienti di dieci recensioni positive.
Quello che non va fatto: comprarle, scriversele, chiederle tutte insieme, offrire qualcosa in cambio. Oltre a essere contro le regole, produce esattamente il profilo irregolare che fa scattare i filtri.
Cosa aiuta a farsi scegliere, una volta che compari
Questa è la seconda metà del problema, e si confonde spesso con la prima. Comparire e farsi scegliere sono due cose diverse e si ottengono con interventi diversi.
- Le foto, soprattutto quelle del lavoro vero e non quelle di repertorio. Le schede con foto recenti ricevono più richieste di indicazioni e più chiamate, a parità di posizione.
- Gli orari aggiornati, festivi compresi. Un orario sbagliato produce la recensione negativa più evitabile che esista.
- I servizi elencati uno per uno, con il nome che userebbe il cliente.
- Le domande e risposte, che puoi scrivere tu: sono un pezzo di scheda quasi sempre vuoto e sempre visibile.
- Il collegamento alla pagina giusta del sito, non alla home. Chi arriva da una ricerca su un servizio deve trovarsi su quel servizio.
I post settimanali, che molti consigliano, nella mia esperienza spostano poco. Non fanno male, ma se il tempo è poco conviene spenderlo sulle recensioni e sulle foto.
Gli errori che costano la scheda
Indirizzi non reali. Uffici virtuali, indirizzi di comodo, sedi aperte solo per coprire un'altra città: è la causa più comune di sospensione, e recuperare una scheda sospesa richiede settimane.
Il nome con le parole chiave dentro. “Nome Azienda – Ferramenta Ferrara Vendita Utensili” funziona per un po' e poi viene segnalato, spesso da un concorrente.
Doppioni. Due schede per la stessa attività, create in momenti diversi, che si dividono recensioni e segnali. Vanno unite, non cancellate.
Dati diversi da quelli del sito. Telefono, indirizzo e nome devono coincidere ovunque, sito compreso. È la coerenza che il motore usa per capire che si tratta della stessa attività.
In che ordine metterci mano
Prima si verifica la categoria principale, perché se è sbagliata tutto il resto lavora nel posto sbagliato. Poi si sistemano dati e orari e si allineano a quelli del sito. Poi si avvia un flusso costante di recensioni, che è la parte più lenta e per questo va avviata subito. Foto, servizi e domande vengono dopo, e si mantengono con pochi minuti al mese.
Un'ultima cosa: la scheda da sola non basta quasi mai. Nelle ricerche locali Google incrocia costantemente i segnali della scheda con quelli del sito, e un sito che non ha una pagina seria sul servizio cercato resta indietro anche con una scheda curata.