Social · 8 ottobre 2026
Quanto costa un
social media manager?
Le fasce reali in Italia: freelance all'inizio 300-600 euro al mese, freelance esperto 800-1.500, agenzia 1.500-3.000. A contenuto singolo si va dai 30 agli 80 euro per post. La differenza di prezzo non la fa la bravura: la fa se stai comprando pubblicazione o produzione. Far uscire dodici post al mese presi da un archivio costa poco e vale poco; girare, fotografare e scrivere contenuti tuoi costa molto di più ed è l'unica cosa che cambia qualcosa.
Le fasce di prezzo e cosa comprendono
300-600 euro al mese. Un freelance all'inizio, o un pacchetto base: un canale, otto-dodici pubblicazioni al mese, grafica da modelli, testi scritti sulla base di quello che gli mandi tu. Le fotografie e i video li fornisci tu. È la fascia in cui si concentra la maggior parte della spesa sprecata del mercato, e il motivo lo spiego più sotto.
800-1.500 euro al mese. Un professionista con esperienza: strategia scritta, piano editoriale mensile, due canali, produzione di una parte dei contenuti, gestione dei messaggi e dei commenti, rapporto mensile con i numeri. Qui si comincia a comprare un lavoro invece di un servizio di pubblicazione.
1.500-3.000 euro al mese e oltre. Agenzia o squadra: più canali, riprese e fotografie periodiche, grafica coordinata, gestione della pubblicità a pagamento, più persone che si dividono strategia, contenuti e numeri.
A contenuto singolo, 30-80 euro per post secondo la lavorazione, 150-400 per un video breve montato. Ha senso per chi produce in casa e vuole solo alzare il livello di alcuni pezzi.
Cosa fa cambiare il prezzo davvero
Quattro cose, in ordine di peso.
- Produzione o pubblicazione. È lo spartiacque. Se le fotografie e i video li dai tu, stai pagando qualcuno per impaginare e programmare: costa poco perché vale poco. Se qualcuno viene a girare da te una volta al mese, il prezzo cambia categoria.
- Numero di canali. Ogni canale aggiunge lavoro vero, non una copia. Lo stesso contenuto su Instagram e su LinkedIn va scritto due volte, perché parla a due persone diverse.
- Strategia e misurazione. Un piano scritto, con un obiettivo dichiarato e un rapporto che dice cosa ha funzionato. Senza questo non si può sapere se la spesa rende, e quindi non si può nemmeno decidere di smettere.
- Gestione delle conversazioni. Rispondere ai messaggi e ai commenti, entro tempi umani. È la voce che tutti sottovalutano e quella che su un'attività locale produce più contatti di qualunque post.
Lo spreco più comune del mercato
Quattrocento euro al mese per dodici contenuti generici che nessuno vede. Dodici pubblicazioni, zero commenti, trenta visualizzazioni a testa, e dopo un anno 4.800 euro spesi e nessuna richiesta attribuibile. La parte frustrante è che il fornitore ha consegnato esattamente quello che aveva promesso: dodici post. Il problema è che dodici post non sono un obiettivo.
Il modo di evitarlo è scrivere nel contratto un risultato misurabile invece di una quantità. Messaggi ricevuti, contatti salvati, visite al sito dai social, prenotazioni. Se nessuno di questi numeri si può dichiarare, e l'unica cosa misurabile sono i post pubblicati, stai comprando attività, non risultati.
Quando conviene farlo in casa
Lo dico contro il mio interesse, perché capita spesso. Conviene tenerlo dentro quando:
- Il titolare sta bene davanti alla telecamera. Un video girato male dal titolare batte un video girato bene da un'agenzia, su un'attività locale, quasi sempre. La ragione è che la gente compra da una persona.
- Il materiale nasce dal lavoro. Se ogni giorno fai cose che si vedono — un cantiere, un piatto, un intervento, un pezzo che esce dalla macchina — il contenuto è già lì, e l'unica cosa che serve è l'abitudine a fotografarlo.
- Il budget è sotto i 400 euro. Sotto quella soglia compri pubblicazione, e pubblicare lo sai fare anche tu.
In questi casi la spesa sensata non è un canone: sono due o tre ore di formazione, un piano scritto da seguire, e magari una revisione mensile di quello che hai pubblicato. Costa poche centinaia di euro una volta e lascia la competenza in azienda. È una delle formule che propongo nella gestione dei canali social, insieme a quella continuativa.
Quando pagare conviene
Quando c'è qualcosa da mostrare e non c'è nessuno con il tempo per mostrarlo. Quando i canali hanno già un pubblico e va gestito. Quando dietro c'è della pubblicità a pagamento, perché lì i contenuti diventano il materiale di una campagna e un contenuto mediocre fa sprecare budget. E quando la gestione delle conversazioni è diventata un lavoro: su alcune attività i messaggi privati sono il canale commerciale principale, e lasciarli senza risposta costa più di qualunque canone.
Social e ricerca non fanno la stessa cosa
Vale la pena tenerli separati nella testa quando si decide dove mettere il budget. I social costruiscono riconoscibilità e fiducia su persone che non ti stavano cercando. La ricerca intercetta chi ti sta cercando adesso. Se il problema è che nessuno ti conosce, i social rispondono. Se il problema è che chi ha bisogno del tuo servizio trova altri, i social non rispondono, e nessuna quantità di post lo risolve: quella è una questione di visibilità sulle ricerche locali, e per un'attività con una sede si affronta con scheda Google e pagine città invece che con un calendario editoriale.
C'è però un punto di contatto che conta più di quanto si pensi: i contenuti e le menzioni fuori dal sito stanno diventando materiale per i motori di risposta. Se ti interessa sapere se ChatGPT cita la tua azienda, quello che pubblichi altrove inizia a contare.