Consulenza · 8 ottobre 2026
Cosa chiedere
prima di firmare?
Otto domande bastano a capire con chi stai parlando, e nessuna richiede competenze tecniche. Le più discriminanti sono tre: cosa misurerai per dirmi che sta funzionando, cosa resta a me se smettiamo, e cosa farai nel primo mese. Chi lavora davvero risponde in modo specifico e un po' noioso; chi vende attività risponde con elenchi di cose da fare e con garanzie che non può dare.
1. Cosa misurerai per dirmi che sta funzionando
È la domanda che vale le altre sette. La risposta giusta parla di richieste ricevute e di posizioni su ricerche che portano clienti. La risposta sbagliata parla di visite, di impressioni, di “visibilità” o di un punteggio prodotto da uno strumento.
Le visite sono un dato intermedio: possono salire mentre le richieste scendono, e succede spesso quando si intercetta traffico informativo che non comprerà mai. Chiedi quale sarà il numero che guarderete insieme ogni mese, e se quel numero è una richiesta arrivata in casella.
Domanda di controllo: “E se le visite salgono ma le richieste no, cosa facciamo?” Chi ha lavorato sul serio ha già incontrato questa situazione e sa dirti come la affronta.
2. Come verifichi che le richieste arrivino davvero
Sembra una domanda banale ed è quella che smaschera di più. Su un cliente che spendeva ogni mese in campagne, il pannello di Google mostrava decine di conversioni e nella casella non arrivava niente: il modulo confermava l'invio all'utente e non recapitava nulla al destinatario. Andava avanti da mesi, e tutti i segnali dicevano che funzionava.
La risposta che vuoi sentire è che il modulo verrà compilato di persona, dal sito, come farebbe un cliente, e che si controllerà se la mail arriva. Si fa in cinque minuti ed è il primo controllo che ha senso su qualunque sito. Ne ho scritto per esteso.
3. Cosa farai nel primo mese
Deve essere un elenco corto, concreto e noioso: analisi delle ricerche che portano clienti, controllo tecnico del sito, verifica del tracciamento, due o tre pagine riscritte. Se la risposta è un elenco lunghissimo di attività dai nomi importanti, stai comprando un pacchetto, non un lavoro.
Diffida in particolare di chi promette di fare tutto subito. Un lavoro fatto bene ha un ordine, e l'ordine è parte della competenza: prima si misura, poi si sistema quello che è rotto, poi si costruisce.
4. Cosa resta a me se smettiamo
Qui si separano nettamente due modi di lavorare. Devono restarti: gli accessi a tutto (Search Console, Analytics, Google Ads, dominio, hosting, sito) intestati a te e non al consulente; i contenuti pubblicati, che sono tuoi; i dati storici.
Il campanello d'allarme classico è il sito costruito su una piattaforma proprietaria del fornitore, da cui i contenuti non escono. Il secondo è l'account pubblicitario intestato all'agenzia: se ve ne andate, lo storico resta lì e si riparte da zero.
Chiedi esplicitamente: “Gli account sono intestati a me?” La risposta deve essere sì, senza giri.
5. Quante ore ci lavori al mese, e su cosa
Non per fare i conti in tasca a nessuno, ma perché il rapporto tra canone e ore dice quanto lavoro puoi aspettarti. Sotto una certa soglia le ore disponibili sono troppo poche per produrre qualcosa di misurabile, qualunque cosa prometta il contratto: vale la pena saperlo prima invece di scoprirlo al sesto mese.
La risposta utile distingue tra attività ricorrenti e lavoro di costruzione, e cambia nel tempo: i primi mesi pesano di più, poi si passa al mantenimento. Chi ti dice che il lavoro è identico dal primo all'ultimo mese sta descrivendo un abbonamento, non un progetto.
6. Mi fai vedere un caso dove non ha funzionato
È una domanda scomoda e per questo utile. Chiunque lavori da qualche anno ha progetti andati male: un settore troppo competitivo per il budget, un cliente che ha smesso al terzo mese, un sito che andava rifatto e non si è rifatto.
Chi risponde “mi è sempre andata bene” o non ha esperienza o non è sincero. Chi racconta un caso andato storto e cosa ne ha imparato ti sta anche dicendo come si comporterà quando qualcosa andrà storto con te — e qualcosa andrà storto.
7. Chi scrive i contenuti e chi li firma
I testi sono la parte che pesa di più, e la domanda vera è chi li scrive davvero. Se li scrive il consulente, deve intervistarti: le cose che fanno la differenza — i casi reali, i problemi ricorrenti, i limiti del tuo servizio — stanno nella tua testa e da nessun'altra parte. Se non ti intervista mai, i contenuti saranno identici a quelli di tutti.
Chiedi anche a nome di chi usciranno. Un articolo firmato da una persona reale con una biografia verificabile è un documento diverso da un testo anonimo, per Google e ancora di più per i motori di risposta: è il nocciolo del discorso E-E-A-T.
8. Cosa mi chiedi che io faccia
Un consulente che non ti chiede niente è un cattivo segno. Il lavoro riuscito ha sempre una parte tua: rispondere a qualche domanda, rivedere i testi tecnici, chiedere recensioni ai clienti, segnalare le domande nuove che arrivano al telefono. Sono poche ore al mese, ma senza quelle il risultato è sempre più generico.
Se la risposta è “niente, pensiamo a tutto noi”, quello che riceverai sarà intercambiabile con quello che riceve il tuo concorrente dalla stessa agenzia.
Le risposte che dovrebbero farti chiudere la telefonata
- “Ti porto primo su Google.” Non è nelle possibilità di nessuno, e chi lo promette o non lo sa o conta sul fatto che tu non lo sappia.
- “Siamo partner certificati Google per la SEO.” Non esiste una certificazione Google per la SEO. Esistono per le campagne pubblicitarie, che sono un'altra cosa.
- “Conosciamo l'algoritmo.” Non lo conosce nessuno fuori da Google, e chi lavora bene ragiona per prove e misure, non per segreti.
- “Risultati in trenta giorni.” Sui tempi reali si ragiona in mesi, e i primi movimenti si vedono tra il secondo e il quarto.
- Un preventivo senza aver guardato il sito. Significa che il prezzo è un listino, non una stima del lavoro necessario.